|
Il giardino storico in Sicilia
I Primi studi sulla flora storica dell’isola
risalgono al 1980 e riguardano alcuni dei più
importanti impianti di Palermo, come: Villa
Travia, Villa Niscemi, e quello della Favorita.
Queste indagini hanno avuto fin dall’inizio il
duplice scopo di
· Riprodurre
e moltiplicare il medesimo patrimonio al fine di
utilizzarlo negli interventi di restauro o per la
qualificazione di nuovi impianti.
A questo gruppo di impianti appartiene la Villa
Maria di Casteltermini, denominata anche “La
quiete” e realizzata nel 1903 su una base
progettuale fortemente influenzata dalla
volontàdel fondatore, il cavaliere Gaetano Lo Bue
, conte di Lemos.
Villa Maria “la quiete”
ORIGINE E STORIA
La Villa rappresenta l’espressione della
personalità del suo committente, la cui volontà
era evidentemente quella di realizzare una
struttura adeguata alle condizioni della famiglia
Lo Bue nella fase culminante dell’ascesa politica,
sociale ed economica per il centro di
Casteltermini e del circondario. A questa
condizione i Lo Bue erano pervenuti nel corso di
tre generazioni, con il consolidamento economico e
sociale raggiunto dal Gaetano Lo Bue figlio di Don
Francesco Giovanni Nepomuceno Lo Bue Barone di
Fontanafredda, e di Donna Illuminata Sanfilippo e
Guarino ( della nobile famiglia spagnola
originaria di Venezia) nacque a Casteltermini il
25 ottobre 1806, il 5 agosto 1828 si laureò in
giurisprudenza all’università di Palermo, dove
sperava di avviare la sua attività professionale.
Ma con la morte del padre, fu costretto a
ritornare a Casteltermini per amministrare la
consistente eredità paterna. Nel volgere di alcuni
anni riuscì a creare una posizione economica
tanto ragguardevole che nel 1843 acquistò dagli
Arboreo di Gattinara, una nobile famiglia
piemontese, la vasta Contea di Lemos con il
relativo titolo nobiliare e privilegi. Come uomo
politico, aderì alla causa dell’unificazione
italiana e all’impresa dei Mille ai quali diede
anche aiuti materiali. Come uomo di cultura ospitò
e sostenne personaggi illustri, scienziati (membri
del XII Congresso di Scienziati Italiani che da
Palermo andavano a Girgenti) e amici ( Duchi
d’Orleans, S.A.R. il Principe di Prussica, S.A.R.
il Conte di Parigi, La Duchessa d’Aumale ecc.)
Morì improvvisamente il 9 settembre del 1878,
stesso giorno in cui fu nominato Senatore del
Regno.Gaetano Lo Bue ebbe due figli, Francesco e
Giovanni. Dal primo ebbe quattro nipoti, dei quali
il primogenito fu il fondatore di“Villa Maria”.
Gaetanino Lo bue nato a Casteltermini il
21/03/1869, di pronta intelligenza, amante della
letteratura, della filosofia, delle scienze,
dell’astronomia, della botanica e soprattutto dei
viaggi, tanto da acquisire una cultura a dir poco
enciclopedica. Fu molto legato alle due sorelle,
Giuseppina e Maria Rosaria; con quest’ultima
condivideva la stessa passione per l’arte e la
cultura. Giuseppina morì tragicamente a soli
diciotto anni nella villa, mentre Maria Rosaria a
cinquantaquattro nel 1926. Segnato da questa
perdita, Don Gaetanino dedicò alla sorella Maria
il nome della ville e una cappella la cui
costruzione fu completata dieci anni dopo. Il
conte e barone Gaetano Lo Bue , morì a
Casteltermini il 15/07/1944 dopo essere stato
nominato Cavaliere del Sovrano Militar Ordine di
Malta. Le immense proprietà, i sette feudi e le
innumerevoli terre coltivate, nonché la splendida
“Villa Maria” firono ereditate dalla moglie: Donna
Giuseppina Abbate dei baroni Fucile. Non avendo
avuto figli, le terre furono donate alla nipote
Donna Lucrezia Russo Saporito. Oggi, Villa Maria,
è di proprietà delle signore Luisanna e
Margherita Saporito.
CARATTERISTICHE GENERALI
La Villa Maria si trova in contrada “Serre
Borgesi”, ai margini del centro abitato di
Casteltermini, al centro di una tenuta la cui
superficie complessiva è di 22.260 m²
iscritti al foglio catastale n° 42, particelle n°
38, 39, 40, 41, 42, 43, 123, e 142. La proprietà è
delle sorelle Saporito, pronipoti ed eredi del
fondatore alla sommità di un modesto rilievo.
L’area è costituita di una parte centrale ricavata
spianando la sommità del modesto rilievo su cui si
sviluppa la proprietà che nelle parti esterne
degrada con pendenza più accentuata nel tratto che
guarda verso l’abitato, in direzione Nord.
L’inclinazione varia nelle diverse parti, ma non
supera in alcun punto il 10%, anche perché il
versante a Nord è terrazzato. La proprietà, di
forma irregolarmente quadrangolare, è delimitata
da muri e da filari alberati parti a diretto
contatto con le vie urbane, da semplici recinzioni
per il resto. L’accesso è unico. Attraverso un
arco di ingresso che immette in un viale di tigli,
arcuato per attenuare la pendenza, si sale verso
la sommità e si giunge a un piazzale su cui
attestano l’abitazione e le pertinenze di
servizio, la cappella e il parco, con il giardino
e l’accesso ai terreni ad uso agricolo. Il
substrato corrisponde a quello dominante nel
territorio )Fierotti et al., 1988), senza tener
conto dei considerevoli apporti iniziali
dall’esterno, sia in terreno che in ammendanti,
per migliorare le condizioni colturali.
L’approvvigionamento idrico è legato alle
forniture, poco più che sussistenziali, erogate
dalle rete comunale. In origine gli impianti erano
adeguatamente serviti da una sorgente, separata
dalla collina ma di pertinenza della proprietà.
L’interruzione della fornitura secondo
informazioni dei proprietari sarebbe avvenuta da
meno di un ventennio.
L’ABITAZIONE
La casa fu realizzata su progetto
dell’architetto Armò (Ernesto Armò 1865-1924,
architetto figlio di Giacomo 1890.1909) allievo
dell’arch. Ernesto Basile e con l’attiva
partecipazione del Conte stesso, il quale
commissionò nel 1904 la costruzione del palazzo,
ultimato nel maggio dell’anno dopo. L’edificio fu
ampliato, su progetto dello stesso Armò, nel 1913.
successivamente furono aggiunti altri locali di
servizio. Nella realizzazione del complesso, ogni
cosa fu curata nei minimi dettagli, impiegando
materiali di prim’ordine (decorazione del pittore
Biagio Gregorietti, mobili della Ducrot, damasco
veneziano, ceramica settecentesca di caltagirone,
marmi di Carrara, ecc.). Il progetto originario
presentava anche una torretta in stile neogotico,
per cui la facciata si presentava come un misto di
Liberty e altri stili di effetto particolarmente
gradevole. Oggi questa parte della casa è
crollata e rimane separata dal piazzale mediante
delle grandi siepi di Photinia serrulata e
di Pittosporum tobira. Il palazzo è
circondato da un meraviglioso parco, dove vengono
trapiantati alberi provenienti dell’Orto Batanico
di Palermo e da altri luoghi che i Conti
visitavano, facendosi spedire i semi o bulbi nel
loro possedimento: giardino all’italiana con
bosso, cipressi nani del Giappone, ghianda della
Norvegia ecc. Splendidi fiori esotici intorno o
dentro un laghetto con cigni fatto costruire
dentro il parco. Una dolce nicchia reca la statua
della Madonna del Rosario, ribattezzata
familiarmente “Madonnina di Villa Maria”.
Un
chiosco del Belvedere domina il parco, una
“casetta araba” adibita a sala da “tea” accanto ad
un suggestivo pozzo in ferro battuto; procedendo,
un ampio viale di pini conduce alle statue delle
“Quattro Stagioni” con vaschetta in marmo,
sormontata da un piccolo tritone, altre zone
offrono all’occhio di un pittore incantevoli
paesaggi. Il palazzo si affaccia su un
appezzamento di terreno detto “piano” dal gergo
popolare di allora e volgendo lo sguardo al
frontale è così descritto: piano terra, primo
piano, con soggetta soprastante, sempre in stile
liberty: da notare il rosone sull’ampio portico di
rappresentanza, finestre con colonnine in stile
ionico, dorico e corinzio, un balconcino veneziano
che si sporge al primo piano e terrazzo circondato
da una siepe d’edera all’italiana.Fanno cornice al
tetto delle mattonelle di ceramica uguali a quelle
del palazzo reale dell’Alambra. All’interno:
salendo una scala in marmo bianco di Carrara, si
accede alle stanze del piano terra in un salottino
in stile medievale – moresco dove troneggia un
quadro ad olio di pittore ignoto, raffigurante la
nobile figura della Signorina Maria.
Meraviglioso specchio di Murano. A destra,
l’ampio, splendido salone con salotti in damasco
giallo Luigi XV, e deliziosa spinetta in stile,
quadri e stampe inglesi, lampadari di Murano ed
altri oggetti piccoli e grandi di inestimabile
valore; procedendo la biblioteca, riempie le
quattro pareti, dove i libri vennero tutti
schedati e posti sotto un indirizzo che li
qualificava, indi un salottino turco, delizioso
bjoux orientale. Seguendo un corso delle stanze,
lo studio del Conte, semplice ed austero con
quadri degli antenati, poi la stanza da pranzo con
un camino copiato da quello che si trova a palazzo
Windsor presso Londra, sedie e poltrone in pelle e
lampadario in stile medievale. In questa stanza
nel 1860, durante la spedizione dei mille in
Sicilia, cenò G. Garibaldi, una testimonianza ne è
una sua foto con dedica ai Conti in cornice d’oro,
altre stanze precedono il “giardino d’inverno”
adorno di splendide piante; in fondo la sala da
biliardo con un bellissimo arazzo di m. 7,40,
raffigurante il “Primo Triunvirato” (Cesare,
Crasso, Pompeo) specchi e stampe. Una superba
scala in legno conduce al primo piano con le
stanze di rappresentanza tutte finemente arredate
e aventi alle pareti preziose sete damaschi
fiorentini. Lo stemma florenze è più volte
ricorrente, testimonianza degli antichi rapporti
con la corte fiorentina. Negli
anni avvenire l’entrata fu spostata a sinistra del
palazzo, sicché si accedeva in due sale d’attesa,
di cui una detta delle armi con fucili, spade e
sciabole da guerra e duello, a cornice del
soffitto, quattro scritte in latino antico
accoglievano gli ospiti, una campanella in ferro
battuto suonava per essere ricevuto. Si narra che
questo palazzo ebbe anche una piccola prigione,
dove il Conte poteva far rinchiudere un reo,
essendo il signore del paese. Hanno visitato
questa dimora i duchi d’Orleans, ne da
testimonianza un quadro con foto e dediche.
Illustri personaggi durante l’ultima guerra ne
fecero dimora. Purtroppo oggi di ciò poco è
rimasto, essa dorme tra tetti aperti e mura
cadenti. Non bisogna dimenticare il che
lungo e meraviglioso viale di robinie e tigli
conduce al cancello da dove prima di uscire,
volendosi volgere a salutare, si può scorgere
nascosta tra gli alberi che gli fanno ala una
statua in terracotta: Diana, dea della caccia,
un’esatta copia di Fidia. Questo descritto viale
d’ingresso fu anch’esso ideato dal Cavalier
Gaetano che pose queste parole all’entrata:
“VILLA
MARIA LA QUIETE” “PORTA DI VILLA” “PORTA DI VITA”
LA CAPPELLA
La
costruzione iniziata nel 1935, venne ultimata nel
1937. Fu realizzata in memoria di Maria
Rosaria, sorella del Lo Bue. Il progetto fu
affidato all’arch. Rossetti di Roma e i lavori
furono curati dall’arch. Ugo di Palermo; lo stile
scelto, così come lo definisce il Lo Bue, è
gotico-moderno. La pianta è a croce greca, sino ad
una certa altezza, poi si slancia in forma
ottogonale. Da essa si erge la guglia, su cui si
profila il tempietto finale che culmina con una
croce in ferro battuto. La costruzione è in
mattoni che poggiano su un basamento di calcare di
Billienni; architrave, stipiti, contorni e fregi
sono in pietra delle note cave siciliane di Comiso,
Carini e Melilli. Nell’interno la sontuosità delle
masse marmoree, si innalzano nell’insieme semplice
e solenne. Le bellissime vetrate del maestro
Polloni di Firenze, raffiguranti Gesù il Buon
Pastore, a cui è dedicata e consacrata la
cappella, la virtù della Carità e della Sapienza.
Nelle vetrate della parte superiore sono
raffigurati gli Angeli dell’Apocalisse. Il
pavimento mostra, nella parte centrale una croce
di marmo (Nero del Belgio), i raggi che emette
sono scaglie di marmo (Rosso di Taormina, Giallo
di Trapani e Se gesta, Bianco di Palermo).
L’altare in marmo Bianco di Carrara, sul quale si
trova
un quadro dell’Addolorata e quattro splendidi
candelabri ricoperti d’oro zecchino, si
poggia dolcemente sul marmo, il Verde di Calabria,
del prospetto. La Cappella fu consacrata l’11-
luglio del 1938 da mons. Peruzzo, vescovo di
Agrigento. Tutt’ora nei giorni delle tristi
ricorrenze dei cari defunti vengono celebrate le
Sante Messe. Il popolo di Dio, conosce il suono
della campanella che reca questa scritta: “Suona,
suona o piccola campanaper la conquista della
perpetua pace, sospiro ardente della gente umana”
ed occorre ricordando i benefattori.Dentro
riposano in uno splendido sarcofago di marmo
bianco, con soprastante riproduzione sul letto di
morte la Signorina Maria, in più semplici il
cavalier Gaetano e la consorte Donna Giuseppina
Abbate. Sull’altare si ergono in altrettante
nicchie, pavimentano marmi di Carrara e Trapani.Quattro
teste di cani a simbolo della fedeltà, medesime di
leoni a simbolo di forza, ed angeli adornano il
prospetto. Originale la trasposizione delle
mattonelle in terra rossa, altre in ceramica
verde, giallo e blu giocano al sole un disegno
armonico. Scritte in italiano circondano il suo
primo e secondo alzarsi a forma piramidale, chiude
la porta esterna, in quercia e rivestita di
bronzo, con alti rilievi con i simboli degli
Evangelisti,
tre gradini in marmo ne ingentiliscono la discesa.
Anche in questo caso non si risparmiarono
risorse per una costruzione per quanto possibile
perfetta ed eccellente anche nei materiali
impiegati. La costruzione, ultimata nel 1936, fu
inclusa nel parco come struttura del giardino di
valore comparabile per imponenza agli edifici
principali. Questo effetto fu ottenuto avvolgendo
il manufatto con una cinta di cipressi (Cupressus
sempervirens) posta a 4 metri dai muri e
disponendo, in simmetria rispetto all’ingresso,
coppie di esemplari appartenenti alle specie
nobili della flora decorativa siciliana, in
particolare, l’oleandro (Nerium oleander)
il Trachycarpus (Trachycarpus fortunei) e
l’alloro (Laurus nobilis). L’effetto e
l’eleganza delle masse di queste piante è ancora
pienamente apprezzabile. A titolo d’esempio, per
cogliere la cura impiegata nei dettegli, si può
evidenziare come la base del filare dei cipressi,
snellire il peso della cortina alberata, ha una
sottile bordura di asparagi che rende sentiero ciò
che in realtà sarebbe soltanto un’intercapedine.
Un’altra importante funzione del filare dei
cipressi è quella mascherante nei confronti
dell’osservatore da distanza ravvicinata, mentre
da lontano la stessa cortina esalta lo svettare
della guglia.
EMERGENZE
Specie nuove per la flora ornamentale della
Sicilia e presenti soltanto nella Villa Maria
·
Acacia tortilis Hayne
·
Fontanesia phillyraeoides
Labill
·
Kniphofia uvaria (L.) Oken
·
Phoenix loureirii Kunth
·
Podocarpus sp.
·
Wisteria
sinensis (Sims) Sweet ‘Alba’
Si chiede a
codesta, ed alle successive, Amministrazione, una
sensibilizzazione concreta al fine di non far
estinguere un patrimonio così importante.
Altre
specie caratterizzanti per la frequenza, per le
dimensioni degli esemplari o per gli impieghi
particolari.
·
Brahea edulis Wendl.
·
Buxus sempervirens L.
·
Citrus lumia Risso
·
Cupressus sempervirens L.
·
Laurus xiteophylla Borzì
·
Laurus nobilis L.
·
Ligustrum lucidum Ait
·
Medicago arborea L.
·
Photinia serrulata Lindl.
·
Pinus pinea L.
·
Quercus ilex L.
·
Cuscus hypoglossum L.
·
Sabal palmetto (Walter) Lodd.
Ex Schult. F.
·
Tilia americana L.
·
Trachycarpus fortunei Wendl.
·
Viburnum tinus L. |